Wikileaks: the italian job

È una tempesta quella scatenata dalle rivelazioni di Wikileaks la cui portata difficilmente sarà valutabile a breve termine. Qualche raffica di vento è arrivata anche in Italia ma secondo molti commentatori italiani con effetti minori rispetto a ciò che sta succedendo nelle cancellerie di mezzo mondo. «C’è una guerra per bande all’interno dell’amministrazione americana, dove si usano tutti mezzi per poter prevalere. Il danno, a breve termine, per la diplomazia Usa sarà una perdita di credibilità con gli alleati a lungo termine è difficile da pronosticare», spiega a liberal Lucio Caracciolo, direttore di Limes.  «Non dobbiamo basare un giudizio su i testi dei dispacci diplomatici, perché chi li scrive suppone che non vengano resi noti per cui si usano toni anche molto più aggressivi di solito», è invece il parere del generale Carlo Jean, grande conoscitore della diplomazia internazionale. Il rapporto con la Russia di Putin, amicizia, condivisone di valori, nuovi equilibri diplomatici per l’Italia? Per il generale Jean non sembra che le rivelazioni introducano grandi elementi di cambiamento per la politica estera di Roma. «Molte cose si sapevano già, Washington aveva sempre mostrato qualche disagio per i rapporti troppo stretti tra Roma e Mosca. Il fatto che venga usato il termine di portavoce di Putin (riferito al nostro premier) è solo un termine colorito che non cambia nulla». Nella politica delle relazioni internazionali e nella collocazione italiana nella mappa euroatlantica «non cambia nulla» rassicura l’ex consigliere militare del presidente Francesco Cossiga. Insomma la posizione di un Paese sullo scacchiere globale non riflette sempre il punto di vista di un premier, sembra voler suggerire il generale.  Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato di 11 settembre diplomatico «non certo in riferimento alle vicende italiane» spiega Jean. «Un frase che si riferisce sicuramente non alla vicenda dell’Italia ma a quella più generale dei rapporti tra Paesi e dipartimento di Stato Usa.  Uno dei compiti della diplomazia è quello di proteggere le informazioni che poi servono ai tavoli negoziali e per cementare alleanze. Ora diventa difficile che un interlocutore possa fidarsi di andare a parlare con gli americani» continua l’esperto italiano. Insomma se disastro c’è stato è sicuramente per l’immagine di una diplomazia di Washington colabrodo rispetto alla riservatezza imposta al lavoro delicato delle feluche. (clicca su immagini per leggere l’articolo)

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