Distrazioni occidentali

(…) In Occidente si è letta tutta l’area musulmana come se fossimo negli anni Settanta; le primavere arabe, come un incidente della storia che ha prodotto ben poco in termini di governi democratici (vero) e che non ha sostanzialmente cambiato l’opinione pubblica, i comportamenti e le aspettative delle popolazioni di quell’area (falso). La voglia di Washington di andarsene ha scatenato, poi, gli appetiti del vecchio “colonialismo” in salsa europea (Parigi e Londra) e in salsa Golfo (Riad, Doha e compagnia cantando).Un gruppo che, a geometrie variabili, ha fatto danni ovunque. Siria, Libia, in Tunisia ci hanno provato, Iraq. Mentre Washington osservava, cercando di non farsi coinvolgere e, a corrente alternata, facendo sbagli come il “micromanagement” in Iraq nella guerra contro l’Is. Ora mandano i Marines per dare una mano per la riconquista di Mosul, ma potrebbero servire anche altrove, Tunisia compresa. Si spiega così il comportamento degli americani in Libia nel 2011. Alla fine Obama l’ha detto, puntando il dito sul tradizionale alleato di sangue: Londra. In Libia avete consentito uno “shit show”. In termini diplomatici è un terremoto.

Infatti pochi fra gli esperti da salotto, mosche cocchiere dell’informazione, lo hanno commentato. E lo “shit show” andrebbe allargato all’Egitto, dove Londra, Parigi e anche Israele hanno responsabilità enormi nell’aver puntato e sostenuto un mediocre politico come Sisi che ha lasciato mano libera ai propri apparati, sostanzialmente fuori controllo. Già nel luglio 2013 a Nasr city era chiaro ciò che sarebbe successo ad Agosto nella moschea di Raabia. L’uso della violenza indiscriminata. Il caso di Giulio Regeni ha solo rimesso sotto i riflettori il problema. Anche in Egitto la risposta è stata degna di un filmato in bianco e nero. «Il paese non è pronto alla democrazia, serve un dittatore e il pugno di ferro», è stato detto. Il problema islamico? «Si può obliterare», come se fossimo tornati al nasserismo prima maniera, che sostanzialmente sfruttava le rivalità tra islam conservatore e quello radicale, affinché si annullassero a vicenda, pensando ad un superamento del dossier religione. La sinistra laica all’epoca la pensava così anche nel mondo arabo. La guerra dei Sei giorni cambiò tutto. Nel mondo islamico fu vista come la vittoria di uno stato religioso (Israele) nei confronti di uno laico, l’Egitto di Nasser, visto fino ad allora come un modello vincente. L’islam rientrò in campo. Ma non un islam che aveva subito processi culturali di modernizzazione, nessuno se ne era curato, nonostante la presenza di molti pensatori riformisti e modernisti (entrambi i termini sono inadeguati, ma rendono l’idea) … pubblicato il 22 marzo 2016 (succedeoggi.it)

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