Il Golpe di Luglio

Il giorno dopo, il mancato colpo di stato in Turchia appare come una pura follia, un calcolo sbagliato fatto da quel pezzo di esercito in rotta con Erdogan. Contando sul silenzio/assenso occidentale

Del golpe di Luglio in Turchia si parlerà a lungo. E sarà difficile darne una versione imparziale. Già si leggono fesserie su “moschee”, “caserme” e “golpe anti-islamico”. È dunque evidente l’intenzione da parte di alcuni media sia europei che americani di collocarlo come “risposta” disperata a una deriva islamista. Alcuni giornali parlano già in termini di “guerra civile” riferendosi al clima che si starebbe respirando in Europa.

E in molti circoli del Vecchio continente come di Washington qualche “Turkey Libre” e “Bloody Meryem” deve essere andato di traverso, quando le sciabole che dovevano tintinnare si sono rivelate di latta. Grazie anche a una decisa risposta popolare e a una pianificazione che alla luce dei fatti si è rivelata insufficiente. Il sostegno dalle cancellerie occidentali a Erdogan sembra essere arrivato a cose fatte, quando si è avuta la certezza che il golpe fosse fallito. Diciamo che è più di un’impressione (…)
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